FASHION & LIFESTYLE NEWS Puntata 47 – Fashion Channel



Parla un linguaggio sottile di seduzione e desiderio la collezione per la prossima estate di casa Tom Ford, firmata Haider Ackermann.
Lo stilista racconta quel desiderio latente e profondo che abita nello spirito stesso della maison.
La luce è lunare, le superfici si infrangono nel blu profondo delle prime ore della notte, intenso come un mare in tempesta.
Una tempesta intessuta di desiderio, tra silhouette che si ergono verticali e la pelle che cerca di celarsi tra spacchi, pizzi trasparenti e un reggiseno in pelle che sa sedurre disarmando.
Il candore pallido dei bianchi sa penetrare lo sguardo, alternandosi in una sinfonia danzante di colori profondi, marroni e neri, illuminati dalle improvvise onde di luce in giallo, arancione e blu pastello. Il tatto è appagato dalla seta, dalla pelle, dal cashmere.
Le frange sono grafiche e si sviluppano su tagli verticali che esibiscono la pelle con disinibita schiettezza, in una visione nobile che si serve della bellezza e delle sue sottili e docili armi bianche di seduzione visiva e materica.
“Anche solo per un giorno, possiamo essere eroi” conclude Haider Hakermann.

Una creatività, anche sul palcoscenico di Parigi, che spesso sceglie di fermarsi o perlomeno di rallentare. Non è una prospettiva intrisa di malinconia ne’ di un fiacco sentire, quanto piuttosto una riflessione intima che ci induce a guardare il mondo e chiederci come costruire un dialogo possibile tra una forza creativa pulsante e quella sofferenza disarmata e disarmante che il nostro tempo sta vivendo.
E lo fa, Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino, riflettendo su una vecchia lettera di Pierpaolo Pasolini scritta durante il secondo conflitto mondiale. Una lettera che parlava di un latente sentimento di gioia, nel vedere le luci fioche delle lucciole immerse nel buio profondo.
“Quando ho iniziato a lavorare, ho sentito che c’era davvero un incantesimo quasi ovunque: sul mio tavolo, nella mia matita, in ogni incontro”, dichiara Alessandro Michele, e dal quel giovanile e incantato sentimento, ha provato a ricominciare in uno scenario, oggi, dal sapore un po’ più amaro di un tempo.
Cerca dunque di distillare l’essenza della Roma degli anni 80 nella visione edonistica del fondatore della Maison Valentino Garavani. Al bando ogni massimalismo estetico, scegliendo una visione immersa nel nero solcata da luci vorticose come richiamo di quelle lucciole, capaci di elargire un sentimento di gioia nei meandri più cupi dell’umano sentire.
I capi ritornano ad un’estetica essenziale: tailleur con pieghe stirate, giacche dal taglio magistrale e shorts finemente decorati in paillettes, le combinazioni cromatiche sono sofisticate e a tratti audaci, tra blu polverosi e verdi marittimi, viola intensi e tocchi di morbida senape.
E ancora, giacche a vento zebrate, nude look, il ritorno di camicette con maniche a sbuffo, piccole giacche con fiocchi, gonne tubolari, pizzi rarefatti e velluti scivolati.
Una collezione che si snoda nella dialettica intricata tra forme essenziali e sofisticazioni, drappeggi fluidi e ariosi volants.
Ed è così che la vocazione romantica del designer si stempera piegandosi, pur se in una collezione che parla il linguaggio della resilienza, ad un’estetica più disciplinata, sottile e sobria, capace, come non mai, di creare una connessione emotiva attraverso quello spirito devoto ad una bellezza atta a creare speranza. Come fecero quelle lucciole, piccoli punti di luce nelle parole di Pasolini.

E dopo mesi di trepidante attesa è l’ora del debutto di Pierpaolo Piccioli alla guida creativa della maison Balenciaga: un grande trionfo nell’ ispirato equilibrio tra heritage e vocazione sartoriale, che si palesa in volumi scultorei abilmente definiti, silhouette architettoniche che accolgono cromatismi audaci in nuances squillanti, di fianco alla più rigorosa visione totale black.
Una passerella che è anche un grande ritorno delle icone del passato in un’ermeneutica contemporanea, dall’abito a sacco, un’ invenzione del lontano 1957 che creò tanto scalpore, rivisitato e accostato ad un’occhiale over total black figlio di un’ estetica decisamente più recente, agli orli delle gonne a palloncino. E ancora, quella mantella nera declinata in pelle, reinterpretazione audace degli anni ‘60, accompagnata da un pantalone ultra skinny.
Non mancano citazioni che riportano alla vocazione ironica del suo predecessore, il designer georgiano Demna Gvasalia, a partire proprio da quella t-shirt semi trasparente a taglio squadrato.
Una collezione che è ponte tra passato e futuro, in quell’ intervento che Pierpaolo Piccioli definisce di “ ricalibrazione”.